venerdì, 16 maggio 2008

Genova: giunta rossa pesantemente indagata

Diverse indiscrezioni stampa ieri hanno annunciato un blitz giudiziario ai danni della giunta del Comune di Genova.
L'indagine parte da un'inchiesta sugli appalti edili. Abortita.
Conosco abbastanza bene il contesto dei lavori pubblici regionali e sono convinto che sia molto difficile prendere con le mani in pasta gli impresari edili, e ancor più cogliere in castagna il turpissimo traffico che c'è in molte parti d'Italia tra Lavori pubblici e imprese edili. Durissimo.

Forse in ragione di ciò, l'inchiesta si è spostata su questioni più "leggere", in ossequio all'insegnamento di Chicago anni '20, quando Al Capone fu preso in castagna per una faccenda banalissima e minuta.
L'inchiesta è proceduta sugli appalti nelle mense. Il PM Francesco Pintosi è mosso su cinque o sei persone in particolare. Due assessori.

Proprio ieri ho cercato di telefonare a uno di questi assessori che oggi hanno subìto perquisizioni etc.. Si tratta di Massimiliano Morettini, che si potrebbe definire "assessore all'Etica cittadina", viste le sue competenze. Eccole:
Giovani e Città educativa - Politiche dell'immigrazione - Valorizzazione opportunità del territorio per l'aggregazione - Spazi musicali - Valorizzazione del servizio civile - Informagiovani e Antenna Europe Direct - Cooperazione internazionale - Coordinamento politiche rivolte al Centro storico.

Lo volevo sentire - per il quotidiano per il quale lavoro- in merito a un'altra sua delega: quella ai Rom. A Genova è infatti in atto una piccola "rivolta" contro lo scempio sociale provocato dalla "non accoglienza" cattocomunista dei rom, i quali, grazie ai loro "amici e tutelatori", vivono in tuguri e baracche. Il quadro di degrado e sperperi inconcludenti però coinvolge anche i cittadini delle zone dove finiscono gli accampamenti abusivi (incluso il centralissimo stadio Marassi, d'estate).
Naturalmente, nonostante ripetute telefonate non ho trovato Morettini. Nel suo ufficio anzi non c'era proprio nessuno: magari erano tutti al lavoro, ma da un'altra parte (Brunetta avrà un compito difficile, con certi Enti). Ma forse non c'era nessuno perché l'aria che tirava era pesante.

Ora tre persone rischiano il carcere immediato, e le imputazioni sono pesanti: associazione per delinquere etc. In tutto si arriverà forse a una decina di indagati.
Da anni qui annusiamo un'aria "ultrasiciliana" dalle parti di molte amministrazioni pubbliche liguri. Forse il velo si sta cominciando a sollevare. Quello che emerge però è solo una piccolissima parte del tutto.
Noi siamo per dimissioni immediate della chiaccheratissima Marta Vincenzi. Naturalmente siamo anche per la presunzione di innocenza.
  Nel contempo, però, ci aspettiamo che Grillo, Fabio Fazio, Travaglio e Di Pietro organizzino un comizio a piazza De Ferrari, magari intitolato: "Muffe e lombrichi in Liguria".

Da Il secolo XIX:
Un terremoto nel centrosinistra genovese: due assessori della giunta comunale, uno strettissimo collaboratore del sindaco Marta Vincenzi e un ex consigliere comunale di maggioranza indagati per associazione a delinquere e corruzione. Non basta: l’inchiesta condotta da molti mesi nel massimo riserbo dal pubblico ministero Francesco Pinto tocca anche dirigenti di altri enti pubblici locali e vede almeno dieci indagati di spicco.
Tra questi: un imprenditore e soprattutto un dirigente pubblico di alto grado. Un professionista molto vicino alla Curia, che l’ha destinato a incarichi di rilievo. Insomma, dopo l’inchiesta sul porto, a Genova sembra di essere ripiombati nel mezzo di Tangentopoli. Ma stavolta, almeno secondo la ricostruzione degli investigatori, non sarebbero circolate le classiche mazzette. No, qui i metodi utilizzati sarebbero molto più raffinati.

Altre le merci di scambio: appalti pubblici e, soprattutto, consulenze. Da qui l’accusa clamorosa: associazione a delinquere, un reato che prevede da solo pene da tre a sette anni di reclusione. C’è poi la corruzione con pene fino a cinque anni. Il sindaco non è indagato.

AGGIORNAMENTO
Dopo il blitz della Guardia di Finanza di questa mattina per un presunto giro di mazzette, gli assessori Massimiliano Morettini e Paolo Striano e il portavoce Stefano Francesca hanno rimesso le deleghe al sindaco che ha accettato le loro dimissioni. In corso la conferenza stampa di Marta Vincenzi.

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categorie: politica, giustizia, edilizia, magistratura
lunedì, 12 maggio 2008

Giunta militarizzata

Giorgio Calabrò: Vice sindaco, LL.PP e Servizi Tecnologici

Massimo Bixio: Viabilità, Traffico, Polizia Urbana, Sicurezza

Gianluca Ceselli: Bilancio e Patrimonio, Servizi Finanziari, Servizi Demografici, Innovazione Tecnologica, Frazioni, Personale

Valentina Ghio: Istruzione, Attività Culturali, Politiche giovanili, Politiche sociali e Solidarietà, Pari Opportunità

Francesco Latiro: Ambiente, Difesa suolo, Demanio marittimo, Pesca

Anna Monti: Urbanistica, Edilizia Pubblica e Privata

Enrico Pozzo: Attività economiche, commercio, Sport

Sindaco: Sviluppo Economico, Turismo, Agricoltura, Semplificazione ed interazione amministrativa, Comunicazione e Protezione Civile

Si tratta di una giunta anomala. Su sette assessori, uno è l'ex candidato dell'opposizione... Parlare di inciuci però rischia di essere fuorviante, di fronte al macello della città che è in atto. Altro che San Craxi...

Un altro assessore è un ex consigliere di opposizione. Ma non ci scandalizziamo: Ogni cosa vada al suo posto, è molto meglio.

Altri due assessori potrebbero essere potenziali oppositori di domani, invece.

...Tuttavia non è il caso di pensare ai tatticismi. E' così che è naufragata l'opposizione in questi anni: pensando alla poltroncina da dove tacere o dalla quale approvare la sparizione della città. O che non è comunque riuscita a comunicare ai cittadini.
E' il momento del fare, dell'organizzazione, della comunicazione.

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categorie: politica, amministrazione, partiti

Fascismo nella bolletta dell'acqua

PRIMO ATTO
E' arrivata la bolletta dell'acqua. Quella "pubblica", o meglio "pubblica-privata".
Totale: 40 euro.
Consumi di acqua: 16 euro
Tasse: 24 euro
.
Bravi, complimenti, avanti così.

SECONDA PARTE:
Berlusconi abolirà l'ICI, ma i tassatori si sono comunque messi al riparo. Grazie all'adeguamento degli estimi catastali, trucco infimo per mascherare l'ennesima tassa sulla proprietà, io pagherò per la prima casa esattamente il doppio di quanto pagavo due anni fa. Wow.

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categorie: economia, amministrazione

Sondaggio Menabo news

La lobby di potere ha sostenuto Lavarello (per la verità, nella società lottizzatrice non c'era un suo parente?). LINk

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categorie: elezioni
venerdì, 09 maggio 2008

Progetto autorimessa pluripiano ed edilizio in Stazione

Rif. soc. Metropolis. Appunti pervenutici

Art.11 PUC "...Si dovranno contenere al minimo impatto ambientale (..) e adattarsi ai caratteri tipologici e costruttivi del contesto". L'autorimessa prevista nel PUC è di due livelli in struttura interrata.

Invece nel progetto in esame i livelli interrati sono ben tre di cui uno completamente sottomesso alla falda misurata (come da tav. A50 Sezione trasversale allegata alla documentazione Ente Ferrovie dello Stato) e anche il piano  del livello intermedio risulta di 30 cm inferiore alla linea della falda.

Impressionanti i volumi : 100.000 mc di scavo con muri di oltre 13 metri in elevazione.
Per tentare di preservare la struttura dalle acque di falda si ipotizza un tampone/platea di fondo dello spessore complessivo di 4 metri.. corrispondente a almeno 24.000 mc di calcestruzzo , equivalente ad un campo di calcio per un'altezza di tre metri !
 Il tutto per allocare poco più di quattrocento auto. (435)
 
E se potessimo ricorrere  alla legge 349/86 in riferimento al temuto danno ambientale?
  Lo scavo sottofalda costituisce a detta del geologo Chella "Un ostacolo al normale deflusso delle acque... "E non pochi i dubbi sui controlli dei piezometri, la verifica semestrale del funzionamento dei condotti, le pompe di sollevamento..."
 
Perché si variano le norme di piano e si autorizza il terzo livello interrato ?
Il raddoppio della volumetria fuori terra ? Quando nel PUC l'edificio "con destinazione mista, prevalentemente commerciale e direzionale(...) con copertura a 2 o 4 acque senza superare l'altezza dell'edificio della stazione ferroviaria... L'altezza passa da 9,90 a 13,90
 
Invece vengono previsti 24 alloggi, quando nella nostra città
3 sono i vani a disposizione di ogni abitante..
  
Permangono dubbi sulle distanze dai corsi d'acqua pubblici, visto il rio che attraversa il lotto da monte a mare di cui viene risagomata la   sezione.
Dubbi sulla variante al PUC, dopo l'asta e dopo l'ingresso nella soc. di personaggi noti alle cronache.
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categorie: ambiente, disurbanistica
giovedì, 08 maggio 2008

Oneri di urbanizzazione - Sparizione di una cittĂ 

In che città viviamo?
1. Si sono realizzati quasi 700 appartamenti ad uso seconda casa in una città turistica, per giunta con una popolazione di 18.000 abitanti costantemente in calo demografico.
2. Per giunta gli oneri di urbanizzazione, nei posti dove le città non spariscono, sono assai diversi. Si legga il seguente articolo che sarà pubblicato domani sulle pagine del quotidiano L'Opinione -pagine sulla Liguria-.
3. Si veda infine qual è l'organizzazione dello sviluppo economico in alcuni comuni del ponente. Siamo lontani anni luce...

Si avvicina la data di inizio lavori per il trasferimento dello stabilimento di Piaggio Aero Industries dall’attuale sede di Finale Ligure alle nuove aree di Villanova d’Albenga, in prossimità dell’aeroporto “Clemente Panero”. Uno spostamento da tempo annunciato, ma più volte ritardato a causa dell’insorgere di svariati ostacoli. La visita a Finale Ligure, lo scorso 31 marzo, dell’ing. Piero Ferrari, presidente di Piaggio Industries e vicepresidente del gruppo Ferrari, corredata da un incontro con il sindaco Flaminio Richeri e da una riunione con i vertici del complesso locale dell’azienda, ha contribuito ad allontanare molte delle incertezze sui destini del progetto di trasferimento, che tenta di sposare interessi industriali e turistici. L’intervento di Ferrari è riuscito a convincere, oltre agli amministratori locali, anche i sindacalisti del Consiglio di Fabbrica, i quali hanno incontrato, nei giorni seguenti, l’ex ministro dello sviluppo economico Pier Luigi Bersani, giunto in provincia di Savona per firmare l’accordo di programma sul rilancio della Val Bormida e, in particolare, della Ferrania di Cairo Montenotte. Per quanto concerne le difficoltà legate alla futura sede, il recente braccio di ferro tra l’azienda e l’Ava, società di gestione dell’aeroporto “Panero”, legato alla sdemanializzazione di un’ampia area da destinarsi alle nuove strutture, si è risolto felicemente il primo maggio quando il consiglio di amministrazione di Piaggio Aero Industries, riunitosi a Dubai, ha approvato una bozza di accordo tra le due parti in causa che prevede il versamento nelle casse dell’Ava di cinque milioni e quattrocento mila euro nei prossimi dodici anni. Cifra che va in parte a compensare i mancati introiti derivati da un’eventuale subconcessione delle aree che, per una decisione del demanio, saranno vendute direttamente a Piaggio, la quale, fino a quando non ne avrà completato l’acquisto, non darà inizio ai lavori.  I pagamenti della Piaggio -dichiara Pietro Balestra, presidente della società di gestione- saranno utilizzati per investimenti produttivi, come l’allungamento della pista o la realizzazione di nuovi hangar.
Una volta realizzato il trasferimento, la sede storica di Finale Ligure sarà rasa al suolo, con conseguente costruzione di nuovi edifici, per un totale di 210 mila metri cubi, il 75% dei quali con destinazione residenziale. La riqualificazione, oltre alle abitazioni, comprende la realizzazione di box interrati, alberghi, negozi, ristoranti, uffici, aree verdi, una passeggiata a mare, un asilo nido e una caserma per la Guardia di Finanza. Dalla vendita di tali complessi, Piaggio prevede di coprire buona parte delle spese destinate per i nuovi stabilimenti. A Villanova d’Albenga, le strutture di prossima edificazione avranno un notevole impatto socio-economico sulla città, sia per il trasferimento di circa 800 dipendenti, sia per la vicinanza strategica con l’aeroporto “Clemente Panero”, recentemente risollevato da un importante accordo con la compagnia Explora Italia, la quale ha annunciato l’avvio, dal prossimo giugno, di 38 nuovi voli verso numerosi scali italiani (Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Olbia, Tortolì, Biella, Napoli, e altri ancora), per un totale annuale di due mila voli e 1600 ore di volo, con la possibilità di trasportare fino 100 mila passeggeri: un’operazione di notevole consistente che, come auspicato dal già citato presidente dell’Ava Pietro Balestra, può e deve ottenere risposte positive da parte del territorio e del settore turistico. In un’area di 120 mila metri quadrati, oltre alla nuova sede di Piaggio Aero Industries, è prevista la realizzazione di un parco pubblico, un ristorante e, secondo quanto annunciato dalla stessa azienda, uno spazio in cui ospitare un museo dedicato alla Ferrari (scelta non casuale, data la presenza, nel vicino comune di Garlenda, del Museo multimediale della FIAT 500). È opinione della dirigenza Piaggio che, come confermato da recenti dichiarazioni del direttore generale Ugo Anatra, il settore produttivo dell’azienda – che nel 2007 ha registrato un incremento nella produzione del 58,8% rispetto all’anno precedente - non risentirà di questo spostamento solo se, come previsto, il nuovo stabilimento sarà completato, senza ulteriori impedimenti, entro la fine del 2009.
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categorie: economia, cemento, edilizia, fit lotti
mercoledì, 07 maggio 2008

Convention '68

Alla vigilia della ricorrenza del maggio ’68, mi sono recato a Brighton, dove ho partecipato alla “Convention ‘68” sul linguaggio e i giovani. L’evento era promosso da un gruppo di filosofi ma era  rigorosamente anti accademico, a partecipazione libera. Quando sono arrivato c’era gente di ogni nazione ma tutto procedeva bene, grazie a un servizio di traduzione più efficiente di quelli italiani.
C’erano due sole regole: a) ogni intervento poteva durare dieci minuti al massimo; b) dopo ogni intervento era fatto obbligo all’uditorio di osservare cinque minuti di silenzio assoluto, da effettuare in posizione meditativa.
Sono entrato -con un amico londinese- nella sala conferenze dello splendido hotel vittoriano sede del  convegno. Era in corso la pausa meditativa. Parte dei presenti è in posizione za-zen, con le ginocchia piegate sulla placida moquette blu. Altre persone, più compassate e in età, sono chine sul tavolino posto a lato della poltroncina, con le mani sulle tempie e gli occhi chiusi. Altri sono in ginocchio o prostrati al suolo.
Ho riconosciuto André Glucksmann e altri volti noti, ma la maggior parte dei convenuti era formata da sconosciuti. Ho visto dei giornalisti e alcune troupes radiotelevisive. Nessun italiano.
 
L’organizzazione della convention è esiziale, molto diversa dalla logica cheopiana cui ci siamo abituati in Italia. Una ragazza sorridente raccoglie su un computer i nomi dei relatori. Non è obbligatorio rilasciare l’abstract, e nemmeno il titolo dell’intervento. Sul palco un grande schermo fornisce il nome del relatore e il titolo dell’argomento, oppure l’indicazione “Please, silence”, con l’icona di una clessidra. Finita la pausa, un campanello squilla, lo schermo riporta il nome del prossimo oratore e –se è stato fornito- il suo argomento.
Ci siamo seduti e abbiamo seguito lo svolgersi dei lavori. Mi ero iscritto a parlare.
Nel pomeriggio, dopo il lunch break, è venuto il mio turno. Il punto è che non sapevo di cosa parlare. Molti oratori esperti -professori, giornalisti, oppure frequentatori di pub dove la gente ha il coraggio di discutere- esponevano le loro argomentazioni con ordine e decoro, ma mancavano dell’inventiva che invece prorompeva, a gran voce, dagli interventi dei signor Nessuno.
Ho trovato l’argomento poco prima del tempo. Ne ho parlato col mio amico, poi sono andato all’ingresso, dalla segretaria. Le ho chiesto se potevo ancora specificare l’intervento. Ha risposto di sì. Ho dettato: “1968-2008, due movimenti giovanili”. Ho fatto a tempo a scrivere pochi appunti e sono salito sul podio. Ero finalmente libero di parlare, partendo dall’esperienza personale.
Nel ’68 ero un ragazzino. Negli anni successivi andai al liceo, piantai gli studi, espulso dal cattivo rendimento di greco, ma soprattutto da una crisi finanziaria della famiglia. Tre anni di fabbrica e lavoretti. Diventare adulto in pochi mesi, aggrapparsi ai libri, alla scrittura adolescenziale, per sopravvivere. Lavorare dodici ore a bordo di navi bollenti senza percepire nulla, pulire negozi, cercare di vendere polizze assicurative, tenere sollevati i tappeti nelle aste estive. Parlare con la sorella di un amico, che era andata in Inghilterra a sentire i Beatles, più grande di noi, una che mi piaceva. Vivere le stagioni del movement: fumare, bere, suonare jazz, vivere in gruppo, fare politica.

 Poi riuscii a finire il liceo, e mi iscrissi all’università di Bologna. Ricordo il ’77, quando finì quella stagione.
Di questo ho parlato a Brighton: di semiosi dei corpi, di cosa erano i capelli e i vestiti che ci confezionavamo, poco prima che tutto ciò diventasse -malgrado noi- fashion, anche quello trasgressivo dei Sex pistols di Malcom McLaren. Ho ricordato una lunga conversazione notturna con  Ornette Coleman. Ho parlato dei limiti dell’essere soltanto contro i genitori, il capitale, le città, i festival di Sanremo, noi stessi.
Ho poi esposto le ragioni del nuovo movimento del 2008, talmente invisibile da essere ignorato come tale persino da se stesso, ma geniale per il suo essere fuori dalla società dello spettacolo che, pur così esecrata dai situazionisti, anima del mouvement parigino e norditaliano, ha finito per diventare la Grande Anima del giovanilismo di sinistra che ci ha portato fino ai festival del cinema di Veltroni e ai film di Virzì, che ci ha reso figli dei segni e delle finzioni. Così l’antimoda è diventata simile alla moda e l’antipolitica simile alla politica.
Ho parlato del movimento italiano “lib-con”, ignorato da quasi tutti, tanto che anche io, fino al viaggio a Brighton, attratto da quella inusuale happening di pensiero libero, non lo avevo riconosciuto come tale, pur avendo dato il mio contributo. Ho ripercorso questi anni di rivolta contro lo spirito nichilista: i blog di Tocqueville, i giornali e i siti dove navighiamo. La critica ai giornalisti mainstream, che devono la vita al veleno mortale col quale scrivono. Siamo veterani di una guerra nella quale l’avversario perde ma si trasforma. Ho ricordato il convegno “Libertà e informazione”, le cose da fare, il desiderio di agire, la passione per la positività. “Dare nuovi spazi alle idee e più forza all’intelligenza”. Serve sintesi tra materia e spirito, tra mercato e politica, tra individuo e stato. Solo la libertà individuale è irredimibile ed è comune a tutte le sottoculture che hanno attraversato questi decenni. La differenza rispetto al ’68 è che al movimento del 2008 partecipano persone che vogliono essere davvero indipendenti, mentre il ’68 era guidato da un’aristocrazia rossa che si impose su tutti.
 
Purtroppo alla fine del mio intervento mi sono scappate tre parole: “Berlusconi” e “Boris Johnson”, il nuovo sindaco tory di Londra. Ho citato la frase di un membro del G.L.C., dopo che aveva assistito a un concerto dei Sex Pistols: “Mi sono sentito sporco per quasi 48 ore”. Ho dichiarato che i benpensanti del 2008 direbbero le stesse parole del membro del Greater London Council, se dovessero seguire un comizio di Boris Johnson, nascondendo sottobraccio il fidato The Guardian. E’ stato un errore. Quando ho finito tutti erano in piedi e si stavano accapigliando. Altro che “Please, silence”. Roger Scruton scuoteva il capo sconsolato. Un gruppo di tardo gauchistes mi additava gridando “Les Berluskitaliens sont arrivés”. Due ragazze si tiravano per i capelli. Sono uscito di nascosto. La segretaria burrosa mi guardava con aria apocalittica.
Questo evento non è mai avvenuto, ma provate comunque a fare un convegno basato sui silenzi meditativi. E’ cosa utile e buona. Evitate però di parlare di certi argomenti, se volete che il convegno abbia successo. Siate pragmatici, sognate il possibile. L’impossibile fatelo, invece di predicarlo.
Su L'Opinione di oggi.
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categorie: cultura, politica

Rumba il motor

Rumba il motor sulla pista comune
sono 4000 se vince la sfida.
Dalle Alpi alle pirlamidi il passo è breve
Rumba il motor varcato già ha il Po.

Si arrampica su l'erta della gloria imperitura
di chi non ha paura di glorificare il vincitor.
Con la penna firma lauto grafo al fan che ammira,
Cotanto cinghiale di gloria sicura e senza paura.

Dal soffione di Larderello, fino al mar,
Dei masnadieri la furia tempestava nei bar
Rumba il motor arrivò giusto in tempo
per non vedere chi gestiva il vento
e si rubava una città.

La città è sparità, oibò,
-disse il re dei ciechi di Sorrento-
e la favella mai avuta ho.
Una cima non son:
presto! Mi aiuti chi può!

S'offerse Rumba il motor
che varcato già ha il Po.
A trecento all'or tra le cime
lui è la cima che più tracima.

La città mai più si vide. Nessun l'ha cercata.
Nemmeno Rumba più l'ha trovata.

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categorie: cultura
lunedì, 28 aprile 2008

Alemanno, Rutelli, Scalfari. Fine di un sistema

Alemanno ha vinto, Rutelli ha perso, e ha perso per due motivi:
a) la sua insopportabile supponenza, il modo con cui aggredisce l'avversario;
b) la scarsezza di contenuti politici.

La fine di Rutelli segna il tramonto definitivo di una certa sinistra. Speriamo che risorga senza D'Alema e con più innovamento: ogni nazione ha bisogno di alternanza e pluralismo!
Scalfari (e la sinistra che fu ) chiudono nel segno di una piccola ma significativa silloge di bestialità del "primo giornalista italiano"...
Si va dagli scritti del 1942 a un imperdibile giudizio sulla finanziaria di Prodi. Meditate, gente. Abbiamo meditato quasi dappertutto.

Noi giovani che non abbiamo per ora altro da apportare al Fascismo, insieme con la nostra fede, che una sincerità cruda, chirurgica, ci facciamo di questa sincerità uno dei maggiori doveri dell’ora presente, confermati in questo nostro proposito dalla voce del Capo”.
Eugenio Scalfari,1942

"Un Impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la "volontà di potenza" dello Stato nucleo, che poggia su due pilastri essenziali: il "popolo" quale elemento di costruzione sociale; la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata "volontà di potenza"
Eugenio Scalfari,1943

"Il cavallo sovietico si trova ormai a poche incollature di distacco dal cavallo americano... Nel 1972 l’Urss sarà addirittura passata in testa non soltanto come potenza industriale, ma anche come livello di vita medio della sua popolazione "
Eugenio Scalfari, 1959

"Questa finanziaria merita un bel voto"
Eugenio Scalfari, Ottobre 2006

 "Dicono i sondaggi, con un margine di errore che va sempre tenuto ben presente, che il complesso degli indecisi sia da valutare attorno al 10 per cento dei presumibili votanti. Dicono anche che il 45 per cento di quel dieci sia orientato a votare Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi la vittoria alla Camera diventerebbe una quasi certa probabilità".
 Eugenio Scalfari, 6 aprile 2008.

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categorie: politica, elezioni

Elezioni

C'è poco da dire: il risultato è chiaro.
L'opposizione ha sbagliato moltissime cose, e non ha proposto nulla ai cittadini. In questo modo non si fa politica e si perde.

La città è priva di comunicatori, di comunicazione pluralista, di cultura, di etica, di cultura della legalità.
E' l'ultima città della politica vintage italiana, dove il "pubblico" si occupa di tutto e tutti con stile soviet-democratico; dove sono ancora vivi i modi di ciò che fu chiamata la "stagione craxista", nelle diverse parti degli schieramenti politici.
Indietro di 20 anni, ecco cosa ci ha riservato il futuro. Per il resto complimenti ai vincitori, nulla da dire.

Il codice civile e penale rimane -con la Bibbia, per chi ci crede- il testo da portare con sé... in questa brevissima, speriamo, stagione.

Storia raccontata dai sestrini sui sestrini (antica).
Dio, quando creò il mondo, lasciò cadere un po' più di bellezze mentre sorvolava la nostra terra. Resosi conto del fatto decise di rimediare: non era giusto che a Sestri ci fosse più bellezza che altrove. Per pareggiare i conti creò i sestrini.

postato da: sestrilibera alle ore 16:14 | link | commenti (4)
categorie: giustizia, elezioni