Sestri Levante contro incapaci e affaristi - Per amministrazioni rispettose del pluralismo

Come mai siamo diventati sede della rievocazione di un liberticida? ? Per carità, tutti hanno diritto di parola, ma qui a Sestri nessuno ancora riesce a dire ai giovani qual è la verità su Guevara, così passano ancora soltanto i soliti Gloria! Si potrà dire pubblicamente anche l’altra versione della storia?
Dal Corriere della Sera
SESTRI LEVANTE (Genova) - Comincia domani dal circolo Virgola di Sestri Levante il tour ligure di Camillo Guevara March, figlio minore del leggendario comandante rivoluzionario Ernesto Che Guevara, ospite dell'Associazione di amicizia Italia-Cuba nell'ambito delle iniziative nazionali legate all'anniversario della Rivoluzione cubana. Le serie di dibattiti e incontri col pubblico proseguira' martedi' a Borzonasca, mercoledi' a Cogorno e Chiavari, per concludersi giovedi' all'universita' di Genova (Agr).
CHI ERA CHE GUEVARA?
Nel 1960 il “pacifista” Guevara istituisce un “campo di concentramento” sulla penisola di Guanaha dove trovano la morte oltre 50.000 persone “colpevoli” soltanto di non condividere i suoi ideali di “pace” e “fratellanza”! Ma non sarà il solo campo; altri ne sorgeranno, come a Santiago di Las Vegas dove c’è il campo di Arco Iris, come il campo di Nueva Vida nel sud-est dell’isola, come il campo di Capitolo nella zona di Palos, quest’ultimo è un campo speciale per bambini sotto i dieci anni! Se una persona si era resa colpevole di un reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia! La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le solo mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazioni o torture indicibili!
Successivamente gli fu conferito l’incarico di Ministro dell’Industria e presidente del Banco Nacional, la Banca Centrale di Cuba. Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo “modello sovietico”! Elogia l’odio per la proprietà e per lo “sporco” denaro, ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a L’Avana! Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un comunista! Pratica sport impensabili per l’economia di Cuba, sia allora che oggi! La vita “comoda” e l’ozio ammorbidiscono il guerrigliero “Che” Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra una festa e le gare di tiro al volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d’altura.
Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia nel mondo. Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Cabila, un marxista, un grande sterminatore di popolazioni civili! Il suo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta nel 1967 in Bolivia dove si allea con il Partito Comunista Boliviano, ma non riceve alcun appoggio dalla popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri. Isolato e braccato, Ernesto “Che” Guevara fu catturato dai miliziani boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967.
Di tutto quest’orrore sopra descritto non si è mai saputo niente d’ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980! Milioni di cubani si riversarono nella locale ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista. Fidel Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l’isola; fu concesso l’asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani e a cui diceva di interessarsi poco! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente da questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanta odiata America. LINK
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Quando Eutimio Guerra venne accusato di aver venduto delle informazioni, il Che gli sparò in testa: "Ho risolto il problema con una calibro 32, nella parte destra del cervello... Ciò che apparteneva a lui ora era mio". E quando Fidel Castro gli affidò la direzione del carcere di La Cabaña, Ernesto Guevara non lo deluse: dopo processi sommari, in cui la sentenza era automaticamente confermata in appello, i detenuti venivano fucilati. Anche sette a notte. Javier Arzuaga, cappellano del carcere, ex prete cattolico, ricorda così la sua esperienza: "C’erano circa ottocento prigionieri in uno spazio capace di contenerne non più di trecento: ex militari e poliziotti dell’era di Batista, giornalisti, qualche uomo d’affari e alcuni commercianti. Il tribunale rivoluzionario era formato da uomini delle milizie. Che Guevara presiedeva la Corte d’appello. Non ha mai annullato una sentenza. Visitavo il braccio della morte nella Galera de la muerte. Si sparse la voce che ipnotizzavo i prigionieri perché molti restavano calmi, così il Che diede l’ordine che fossi presente alle esecuzioni. Dopo la mia partenza in maggio furono eseguite ancora molte sentenze, io vidi 55 esecuzioni. C’era un americano, Herman Marks, evidentemente un ex carcerato. Lo chiamavamo "il macellaio" perché provava piacere a dare l’ordine di sparare. Difesi davanti al Che la causa di numerosi prigionieri. Ricordo in particolare il caso di un ragazzo, Ariel Lima. Il Che non si smosse. Né cambiò idea Fidel, al quale feci visita. Rimasi così sconvolto che alla fine del mese di maggio 1959 mi fu ordinato di lasciare la parrocchia di Casa Blanca, dove si trovava La Cabaña e dove avevo celebrato la messa per tre anni. Andai a curarmi in Messico. Il giorno che partii, il Che mi disse che ciascuno di noi aveva tentato di portare l’altro dalla propria parte, invano. Le sue ultime parole furono: "Quando ci toglieremo le maschere, ci ritroveremo nemici". SEGUE LINK
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Da anni, il progetto Cuba Archive sta facendo il conto delle vittime della rivoluzione cubana, per le quali esista conferma da parte di almeno due fonti indipendenti e alle quali sia possibile attribuire un nome. Alla voce “Vittime di Che Guevara in Cuba” appaiono oltre duecento esecuzioni. Quattordici nemici, o presunti tali, furono eliminati dal comandante, direttamente o su suo ordine, in Sierra Maestra, durante la guerriglia contro gli uomini di Fulgencio Batista, tra il 1957 e il 1958. Dal 1 al 3 gennaio del 1959, appena catturata la cittadina di Santa Clara, mandò a morte altre 23 persone. Ma il grosso del sangue il futuro idolo dei pacifisti lo versò in qualità di comandante della Cabaña, la fortezza dell’Havana adibita a prigione. Tra il 3 gennaio e il 26 novembre del 1959 sono attribuite a Guevara ben 164 esecuzioni. Vista la metodologia dell’indagine, si tratta di numeri necessariamente approssimati per difetto: altre fonti parlano di almeno quattrocento uccisioni solo nel carcere dell’Havana. LINK
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Su Cuba non si possono tacere certi orrori. Senza dimenticare quanto di tremendo scrive il dissidente Armando Valladares, ripropongo alcuni dati: " E’ quasi impossibile sulla rete trovare dati sui massacri compiuti nei cinquant’anni di “liberazione”. Nel 2008, anno della svolta democratica immaginata dai Candide europei, ultimi zeloti dell’Altro Mondo possibile, almeno 67 dissidenti sono stati incarcerati o giudicati per motivi politici. Quasi tutti –scrive Cubaencuentro- hanno subìto pesanti condanne, come conferma il Consejo de Relatores sui Diritti umani di Cuba, guidato da Margarito Broche Espinosa, membro del Gruppo dei 75, il quale aggiunge, che più di 1400 persone sono state fermate per motivi politici”. Secondo la stessa organizzazione, 71 carcerati comuni sono morti in 21 prigioni di Cuba nel 2008. In tutto la “Isola Felice” conta più di 200 carceri, anche se i “progressisti” parlano solo di Guantanamo. A febbraio 5 prigionieri politici, malati, sono stati costretti a scegliere tra il carcere o l’esilio perpetuo in Spagna. Altri nove sono rimasti senza nemmeno questa opzione. Forse il governo di Lula –così brillante nella difesa dei perseguitati politici- potrebbe prendersi a cuore la causa dei dissidenti cubani? Forse Il Corriere della Sera e La Repubblica potrebbero ricordarsi dei 25 giornalisti indipendenti che sono incarcerati a Cuba (4 di loro sono molto malati). La allegra revoluciòn continua a perpetrare centinaia di atti repressivi contro la stampa, col blocco dell’accesso a internet, spionaggio telefonico, minacce di morte, limitazione negli spostamenti etc. Cuba Libre? Ce la continuiamo a bere, in Italia, e già ci immaginiamo cosa succederà, all’indomani della morte ufficiale di Castro".
Stasera, dalle 20:30, l'associazione astronomica Il Sestante offrirà a tutti gratuitamente la possibilità di vedere la cometa verde con adeguati cannocchiali, sulle terrazze dell'ex convento della Nunziata. E' uno spettacolo da non perdere. QUI altre info.

licenziamenti e dalla cassa integrazione questo è il messaggio che il leader di una sinistra “moderna e non ideologica” è venuto a portare ai lavoratori genovesi?”. E’ vero che già negli anni ‘70 Lotta Continua scriveva “Spacciatori attenti, vi spaccheremo i denti”. Ma allora la società e la sinistra erano molto diverse. Si pensi agli slogan femministi, oggi ripresi da Borghezio: “Contro la violenza alle donne castrazione”.Come si vede dalla cartina, la Gronda di levante parte da Chiavari, tagliando fuori Sestri Levante e Casarza. Dovrebbe invece partire da Casarza ligure (zona Battilana o più verso il mare), se no è un disastro. Come mai nessuno si è mosso a tal proposito, tra maggioranza e opposizione?
Un altro pezzo di Riviera se ne va. Era una persona ammodo, un galantuomo e un eccellente imprenditore.
Condoglianze alla famiglia da parte di tutti. R.I.P.
Peccato,abbiamo perso un amico e una persona piena di dignità. R.
Il mondo dell'imprenditoria di Sestri Levante piange una delle sue figure più note e benvolute. Ieri pomeriggio, nell'ospedale cittadino dove si trovava ricoverato a seguito di una crisi cardiaca, è morto Luigi Panero, 79 anni, più conosciuto in tutto il comprensorio come "Baciollo", il soprannome derivatogli dal locale che aveva aperto con la moglie Maria Luisa nel lontano 1960 e subito diventato in tutto il Tigullio e non solo, principale punto di riferimento per gli amanti del gelato artigianale. Alla ricerca per migliorare, difendere e pubblicizzare questo prodotto tipico del made in Italy, Panero ha dedicato gran parte della sua vita, coadiuvato dall'inseparabile moglie e successivamente dalle figlie Maurizia e Donatella che con i rispettivi mariti Mauro Tassano e Costante Malatto stanno calcando da qualche anno le orme dei genitori. La professionalità e l'impegno profuso nel suo lavoro, hanno portato spesso il patron del Baciollo alla ribalta nazionale e internazionale, sia per le benemerenze acquisite nella difesa del settore (fu lui a fondare il sindacato dei gelatieri artigianali), sia e soprattutto per merito della bontà, della qualità e delle innovazioni del suo gelato, che gli hanno fruttato numerosi premi e riconoscimenti ad ogni livello. Da ricordare, tra le ultime proposte che Luigi Panero ha elaborato prima di ritirarsi dall'attività, i gelati alla menta bianca e al basilico, due scommesse vincenti che gli sono valse altrettanti primi premi nelle manifestazioni nazionali del settore.